INTERVISTA ad Alessandra Bedin

INTERVISTA della giovane scrittrice siciliana Lilia Ricca ad Alessandra Bedin.

Laureata in Scienze della Comunicazione per le Culture e le Arti, Lilia si occupa di approfondire il tema sull’arte e la spiritualità. Ha collaborato per il giornale cristiano 301 Avenue e come addetto stampa ad eventi artistico culturali.


L – Come nasce la tua esperienza nella danza?

A – Era forse il 1986 quando iniziai a muovere i primi passi, non perché lo sentissi o volessi, io non ho avuto una coscienza definita di me stessa nella danza fino a circa 8-9 anni, quando iniziai a lasciarmi ispirare dai balletti di repertorio e scoprii che quel mondo meraviglioso sarebbe in qualche modo dovuto diventare il mio.

A dire il vero, però, l’impulso principe fu sempre la musica, di cui in famiglia assorbivo un sacco di input diversi. Purtroppo arrivai a studiarla più tardi, anche se fin da piccola adoravo mettermi a strimpellare qualunque cosa girasse per la casa o per la scuola (tastiere, pianoforti, chitarre, bonghi, armoniche) e questa passione finora mi è rimasta, anzi è cresciuta: tuttora amo imparare, ascoltare, suonare, condividere l’impulso che ha originato la danza in me, la quale poi si è sviluppata in una direzione tutta sua.

La cosa che però mi ha sempre dato fastidio, era un modo di fare comune nel mondo secolare della danza, che tendeva a renderla indipendente dalla musica in quanto arte a sé stante. Ma a mio avviso essa non dovrebbe accettare un ruolo subalterno. Dovrebbe collaborare per esplodere ASSIEME alla musica, dettaglio che però sembra passare inosservato per chi lavora solo sulla tecnica di danza (e magari è fuori musica), quando invece è proprio perché hai la musica nel cuore che la danza nasce, si crea e prende forma. Fin dagli inizi, le mie idee coreografiche non sono mai partite solo da un messaggio, ma dalle emozioni che provavo quando ascoltavo dei pezzi musicali e degli autori specifici. Ho sempre selezionato spietatamente, e seguito innanzitutto le emozioni che provo con la musica. Il risultato? Finora, i migliori applausi in mezzo alle rappresentazioni, complimenti per la scelta dei testi musicali e persone toccate dalle idee combinate nella musica, e non a prescindere dalla musica.

laudate2

Quindi, definire la mia un’esperienza con la danza e basta è per me motivo di pura sofferenza, perché senza la musica essa perde ogni colore e ogni piacevolezza, perde la sostanza stessa su cui si fonda.

Mi piace definirla un’esperienza completa solo alla luce di quello che la musica mi trasmette. E più lascio spazio alla musica prima di tutto (non alla danza, ma alla musica!), più la mia danza si trasforma realmente in qualcosa di sensato. Presa da sola, rimane avvilente, o pura tecnica e teoria, e non so neppure se arrivi davvero a impattare un pubblico ad alcun livello. Mi sento bene solo se riesco a definire la mia esperienza in quest’ottica di fusione a priori, altrimenti la danza è scomoda e dura, operando già in un ambiente piuttosto ostico e distaccato, spesso difficile. Laddove la danza tende a dividere, la musica aiuta ad unire. E se chi opera nella danza comprende questo dal di dentro, la creazione artistica acquisisce potenza, e non si depotenzia. Proprio il contrario di quel che succede focalizzandoci invece sulla pura danza. Può essere molto bella, ma è depotenziata. Le varie forme d’arte sono state create a mio avviso per lavorare bene insieme, e io sono sempre stata una grande sostenitrice della fusione di canto-danza-musica-pittura-poesia-recitazione-fotografia e di tutto quello che l’esperienza dell’impatto artistico può suggerire, a supporto del messaggio che si vuole trasmettere.

Sono felice di potermi definire non soltanto una ballerina, ma qualcosa di diverso o di più di una semplice operatrice nella danza, forse non etichettabile (meglio così), e forse mi sarei lasciata incantare da leggende come Isadora Duncan, anche se a me è bastato l’impatto vivente con Madame Rosella Hightower. La sua libertà nella danza andava ben al di là della danza stessa, pur senza rinunciare alle sue varie tecniche eseguite con eccellenza.

gdpasclassique

L – Cosa diresti a dei giovani danzatori o a chi si approccia per la prima volta a quest’arte?

A – Dipende da che motivazione nasce. Se è una spinta dall’esterno, non credo duri a lungo, dato che è una disciplina durissima. Ma potrebbe anche gettare un buon seme e diventare una passione che cresce nel tempo. Chi la sente come la propria passione, deve comprendere che la danza esige una devozione tutta particolare, e che ci si deve attenere a una vita piena di sacrifici, non soltanto di soddisfazioni. Le mezze misure non esistono, le posizioni di comodo nemmeno. O danzi, o non danzi. E se danzi, devi dare il 110% di te stesso, se no è ‘fake’, stai accennando, non sei convinto dal profondo. E se non sei convinto, meglio prendere un’altra strada. La danza si potrebbe paragonare al servizio militare. E’ un’ottima formazione, ma non ammette trasgressioni alle regole. Chi danza davvero è prima di tutto sempre serio nel proprio lavoro: non verrebbe mai meno alla fedeltà verso la danza.

Chi decide di farne la propria vita, si prepari a una vita di privazioni: dal cibo, alle amicizie, al tempo per lo svago. La danza richiede un focus assoluto verso se stessa. Se non si è pronti a tutto questo, meglio un percorso amatoriale o dove ci si distrae, prerogativa assoluta di questi ultimi tempi, in cui è quasi impossibile riuscire a focalizzarsi abbastanza in qualcosa che poi diventi passione e mestiere.

Chi volesse approcciarsi alla danza dal punto di vista cristiano, è necessario prima di tutto che legga e mediti la Bibbia e studi le fondamenta bibliche a supporto della danza come creazione divina, e della volontà di Dio per essa e per l’individuo in primis. Come questa danza poi si esprimerà, sarà tutto da vedere, ma in ogni caso quest’ultimo rimane – paradossalmente – un aspetto secondario. Si parte dal cuore, non dai piedi. Si danza con un’intenzione e un obiettivo precisi e con tutto se stessi, non con il corpo e con l’anima solo per esibirsi. Anche se una tecnica eccellente non può che onorare un Dio eccellente.

alesbarra

L – Si può arrivare al successo, alla notorietà, all’instaurare rilevanti rapporti di lavoro mediante l’uso della preghiera? In che modo?

A – La preghiera apre ogni porta se a praticarla è una persona ‘giusta’, ossia ‘giustificata’ da Dio, e supportata da una misura di autentica fede, la quale chiede fiduciosa ciò che già sa che Dio risponderebbe, e sa aspettare con gratitudine e fiducia la risposta migliore, perfetta o divina – qualunque essa sia – proprio perché si allinea al Suo cuore. Credo che per arrivare a tanto occorra conservare un cuore umile e assieme consapevole della propria figliolanza e dipendenza da Dio. E’ sicuramente possibile e abbiamo diversi esempi davanti a noi di persone di successo cristiane. Anzi, proprio perché sono cristiane sono di successo, solo che la loro fede viene scoperta magari per ‘caso’ in un secondo momento.

Tuttavia, la preghiera non è un modo per strumentalizzare Dio per i propri fini. Le migliori opportunità capitano a chi non le chiede esplicitamente, ma nel proprio cuore desidera fare la volontà di Dio ad ogni costo. E’ lì che il Signore opera per aprire ogni porta e barriera umanamente invalicabile.

Ecco perché rimango sempre fermamente convinta che l’unica persona spirituale in grado di commuoverci veramente sia sempre e solo Lui, Dio, poiché ci conosce meglio di noi stessi, sa anche come rispondere al desiderio del nostro cuore prima che sia formulato. A volte, rispondendoci in modi diversi da come abbiamo chiesto, ma in modo nettamente migliore di quanto avessimo mai immaginato. E tutto questo è biblico.

DSC_1025

L – Sei una credente. Leggiamo dai tuoi scritti che vivi l’esperienza cristiana avendola approfondita, e riportata all’interno della danza. Ne hai colto un connotato spirituale, celebrativo e la capacità che essa possiede di mettere in connessione l’uomo con Dio. Potresti spiegare in che modo questo è avvenuto e se avviene costantemente attraverso quali presupposti?

A – In realtà, pur avendo danzato per una vita e avendo ad un certo punto incontrato Gesù (o forse è meglio dire che Lui ha incontrato me), io non sapevo minimamente che esistesse una danza spirituale che onorasse Dio. Nel momento in cui l’ho scoperto, per ‘caso’, è come se avessi realizzato di essere in un deserto in cerca di acqua da anni. Con quell’attitudine, ho cercato, cercato, cercato e ho trovato, tutto quello che volevo e molto di più. Relazione, adorazione, guarigione, comunione, potenza, gioia, impatto. Auguro a chiunque di arrivare e di conservar quel tipo di sete, perché incontrerà un oceano di acque dolci e ricche di benedizioni.

Quello che so sulla Sua danza me l’ha insegnato Lui, il Suo Spirito, attraverso i Suoi servi. Certo, la danza ha la capacità di raggiungere e unire cuori da ovunque, Dio sa perché l’ha creata. Ma è altresì vero che prima ho scoperto un Cristo che non conoscevo. Molto dopo soltanto, ho avuto il piacere e l’onore di servire Dio nella danza.

derryair

L – Ultima domanda:

L’arte necessita di essere rivalutata in Italia? Perché? In che modo può esserlo?

A – Da un punto di vista sociale l’arte è stata lasciata al degrado: in Italia non sappiamo gestirla – quando invece potremmo vivere solo d’arte e turismo – ma questi sono gli aspetti che ben conosciamo di un Paese malfunzionante in ogni area, da quella politica, economica, sanitaria per cui, l’arte, di cui l’Italia dovrebbe essere riferimento primario nel mondo, finisce per un assurdo paradosso a ritrovarsi come fanalino di coda.

Se è vero che “la bellezza salverà il mondo” come diceva Dostoevskij, allora c’è bisogno di rifondarlo a partire da un’arte che sia motivata dal cuore e supportata dalla storia, e in questo il Cristianesimo è eccellente, essendo assieme vero, bello, storico e spirituale, e portando speranza ed un senso reale in ogni cosa che facciamo.

Le persone dovrebbero ‘solo’ rimuovere filtri di una vita e rivalutare Cristo con nuovi occhi per chi Lui è, lasciarLo parlare ai cuori di ciascuno ammettendo per almeno cinque minuti che possa aver ragione sulla reale situazione dell’uomo davanti a Dio, e quindi sull’arte.

L’uomo e l’arte sono inseparabili, ma non tanto e non solo perché il primo crea la seconda nel naturale. Essi dal punto di vista di Dio sono inseparabili perché non può esistere un’arte cristiana senza che prima sia stato rigenerato e restaurato un uomo, potenziale creatore dell’arte, dall’intervento dello Spirito di Dio.

Se la conoscenza della verità ci rende liberi, è necessario che si riportino le coscienze a vedere l’arte con occhi nuovi, per quanto possa essere stata secolarizzata. Cristo ci fa vedere ogni cosa con occhi nuovi, dal suo punto di vista ogni ambito dello scibile prende forma, senso e sostanza, e si comprende meglio. Quello che prima sfuggiva, poi torna ad essere comprensibile. Lì è più facile anche comunicare, perché si ristabilisce un contatto che prima non c’era. La funzione dell’arte è agevolare questo tipo di comunicazione: se Dio vi risiede, tutto cambia. Ma deve prima venire Lui ad abitare in noi.

Questa è un’esperienza spirituale personale che difficilmente può essere impartita nelle scuole. Ma a noi viene richiesto di seminare costantemente i concetti di Dio, ovunque, laddove il Suo Spirito ci sospinga. E’ poi Suo il compito di far crescere il frutto a suo tempo.


Per sapere come ricevere copie del libro ‘Danza! Il proposito santo di Dio’, richiedilo all’indirizzo alessandrabedin@hotmail.com o invia un sms al 349.7769667. Per essere informato riguardo all’uscita del corso online sulla Danza Cristiana, scrivimi in privato la tua email e riceverai la notifica non appena sarà pronto! 


Scarica ora un Report gratuito che ti aiuterà a migliorare alcuni aspetti tecnici fondamentali nella danza: solo un paio di segreti descritti al suo interno possono darti grandi benefici da subito.

Scaricalo ora, mentre è ancora disponibile, da questo link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *