UN DIBATTITO MUSICALE – A MUSICAL DEBATE

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Sembra che ci siano diversi punti di vista riguardo la musica nell’ambito della danza. (Il mio è che c’è troppa concorrenza tra i due o, per lo meno, ‘molto rumore’ tra i professionisti di entrambi i campi sul come la musica dovrebbe essere sentita e affrontata, dal punto di vista di un ballerino).
Qui di seguito ho raccolto alcune posizioni che possiamo discutere nei commenti. Senti che saresti d’accordo con uno qualsiasi di questi seguenti punti? O no? Perché?

 

  • Alcuni affermano che un ballerino ‘musicale’ sia in grado di seguire la musica spontaneamente, senza bisogno di contare dopo che le molte prove l’abbiano integrata completamente nel corpo e nell’anima. Un’abilità rara…

 

  • Altri sostengono che un requisito fondamentale per qualsiasi ballerino sia di avere almeno una conoscenza rudimentale di teoria musicale. Per lo meno, conoscere la differenza tra le diverse indicazioni di tempo, essere in grado di seguire uno spartito, possibilmente comprendere varie forme musicali. In pratica, se dovessi chiedere ad uno studente di contare un valzer, lui o lei dovrebbe essere in grado di contare un ritmo di 6/8. E non si tratta solo del ritmo e dei suoi accenti: ma piuttosto, della dinamica di ogni forma di danza / musica (Tango, Polka, Tarantella, Mazurka, Czardas …). E poiché questo è stato trascurato in diverse scuole di danza, l’avvio di corsi di musica sia teorici che pratici dovrebbero essere assolutamente obbligatori.

 

  • Un altro punto di vista dichiara che non esiste un “danzatore musicale” o meno, poiché sia la danza che il balletto SONO musica. Quindi, se il danzatore non è un “danzatore musicale”, allora non è affatto un ballerino finito. Questa tesi è sostenuta dal nome stesso del sindacato dei ballerini americani, l’Associazione Americana di Artisti Musicali.

 

  • Altri ancora sostengono che la musica rappresenti una questione del tutto soggettiva, poiché nel mondo della danza di oggi la musica diventa spesso una sorta di colonna sonora in un film. Parlando dei suoi usi, dovremmo anche fare la differenza tra il fatto di utilizzare la musica per dare una lezione, per insegnare la lezione stessa, usare ‘movimenti musicali’ per eseguire elementi tecnici attuali, utilizzare la musica per le combinazioni, per le novità, per “creare” frasi coreografiche…

 

Sembra che ora la musica sia diventata piuttosto uno strumento che la prima fonte di grande ispirazione. Ai pianisti accompagnatori non è più richiesto di intervenire come una volta, ad esempio per il funzionamento della tecnica. Oggigiorno sono stati sostituiti agevolmente dal CD. Pertanto, la tecnica del balletto classico non sembra più basata sulla musicalità, almeno non necessariamente… Questo è successo perché la danza ha acquisito nel tempo la tendenza a diventare man mano una forma d’arte più indipendente, attribuendosi la stessa importanza della musica con una sua propria identità e facendosi forza da se stessa. Purtroppo, aggiungerei, ma meglio, in un certo senso.

 

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Questo accade perché la tecnica di movimento è passata dall’essere una conversazione intima a una sorta di auto-espressione imposta con affettazioni mirate a “impressionare” il pubblico (poco importa chi stia assistendo). Una volta definita “rapina per accaparrarsi i riflettori “, ora l’impressione drammatica è diventata la norma… Seriamente, sembra che ogni danza contemporanea si aspetti una qualche risposta su un dato crescendo; idea che ovviamente viene insegnata nelle classi frequentate dai ballerini odierni. Dobbiamo ammettere, però, che agli insegnanti in cerca di un lavoro nelle scuole di danza oggi, viene richiesto di portare un pezzo di coreografia. Quest’ultima ha poco a che fare con la tecnica di insegnamento (e quindi l’insegnamento della vera musicalità). Dal momento che… se la coreografia è “musicale”, il ballerino avrà piuttosto un aspetto ‘musicale’ e non servirà tanto la danza, quanto la musica! Avete mai considerato la questione da questa prospettiva?

 

Pensiamo ai pianisti accompagnatori delle lezioni di tecnica come insegnanti di musica. Sono grandi nella misura in cui riescono ad accompagnare le sequenze come l’insegnante di danza esige, non semplicemente facendo corrispondere conteggi, ritmo e sentimento. Non si tratta di una giustapposizione di entrambe le forme d’arte, ma piuttosto della loro fusione. Danza e musica a questo punto non ‘collaborano’ più, ma sono quasi in ‘competizione’. Ecco perché la musica per ogni combinazione di passi non deve solo far corrispondere i conteggi, il tempo e il sentimento, ma anche aggiungere un’altra dimensione, dove essa favorisce in realtà sia l’attenzione sulla tecnica di danza che l’abilità di esprimersi artisticamente.

 

Che cosa diremmo su ciò che i ballerini musicali dovrebbero essere, o meno? Tutto sembra ridursi alle cause e agli effetti di ciò che si trova sospeso sul respiro tra ‘e – e – Un’.
Il lato difficile della danza è questo: la musica creata da un ballerino è visiva, quindi gli impedisce di essere un “musicista” in se stesso. Ma i ballerini sono artisti musicali. Quindi, un ballerino fatica sia per “ballare sulla musica” che per sostenere la tecnica di danza: si tratta di una sola forma d’arte. Così lavora per sviluppare un talento non innato o in alcun modo naturale, e ha bisogno di approfondire l’impegno con lo studio. In caso contrario, non gli si sta impartendo un insegnamento corretto… che di solito è quello che succede, purtroppo.

 

Nella maggior parte delle produzioni teatrali, balletti e danze sono impostati su coreografie e spartiti musicali molto specifici. La coreografia, come una partitura musicale, è ripetibile, ma solo con il coaching ci può essere la giusta flessibilità. Il maitre o répétiteur può aiutare la personale interpretazione del danzatore, ma questo deve rimanere allineato all’intento originale del coreografo. In caso contrario, l’interpretazione del danzatore rientrerà nelle aspettative coreografiche della cultura in evoluzione all’interno della società.

 

Si potrebbe affermare che la “musicalità” è un parametro fondamentale di ogni danza in quanto forma d’arte che richiede il tempo come elemento della sua massima espressione. Potremmo ridefinire “musica e danza” come “musica d’ascolto e musica da vedere”.


Quindi, un ballerino non musicale è incompleto. In questi giorni, un ballerino con poca comprensione naturale della musica e del ritmo non verrà assunto in una compagnia professionale. Vedendo gli attuali standard professionali di danza in tutto il mondo, ne consegue che il ballerino deve essere un artista musicale completamente formato.

Tuttavia, il ballerino deve anche essere addestrato nelle altre arti.
Il balletto e la danza comprendono quattro forme d’arte:

– La danza è già una forma d’arte a sé stante, basata su una certa tecnica di movimento.
– Si tratta di una forma d’arte musicale, con ritmo, intensità, dinamica.

– Si tratta di una forma d’arte drammatica che richiede di saper recitare e di essere comunicativi, indipendentemente dalle astrazioni o dalle trame.
– Si tratta di una forma d’arte visiva, che richiede senso estetico e gusto per gli scenari, i colori, la composizione e il design.
Pertanto, se un ballerino non è addestrato in queste forme d’arte, non è un artista completo.

 

Essere un “Ballerino Musicale” è diventata più che altro un’espressione popolare nel mondo del balletto, e non appartiene più di tanto a quello della musica. Ma anche se per alcuni operatori della danza rimane difficile da accettare – visto che al giorno d’oggi la tecnica di danza e balletto è principalmente mirata a impressionare il pubblico con virtuosismi esasperati – sarebbe necessario generare ballerini con una buona conoscenza musicale.

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Una serie di passi fatti all’interno di una gavotta, valzer, o marcia, dovrebbe avere una dinamica diversa rispetto agli stessi passi eseguiti su una Polonaise – il problema è che, nella cosiddetta “formazione” di oggi, quasi tutto finisce per ridursi solo alla quantità di passi e alla loro forza. Vale a dire che si tende a non considerare la musicalità come una qualità tecnica. È altresì vero che l’interpretazione riguarda la maturità, l’intuizione e l’esperienza di vita. Al giorno d’oggi molti insegnanti presentano la musicalità come un’interpretazione troppo precoce, prima che gli studenti abbiano acquisito alcuna esperienza di vita vera e propria, o permettono loro di esprimersi in modo grezzo, senza alcuna sottigliezza di carattere e comunicazione di pensiero, e / o insegnano la giustapposizione musicale prima che lo studente ne comprenda il significato e i fraseggi…

 

Inoltre, mentre la nostra conoscenza della biomeccanica sembra aver migliorato l’essenza della “danza” (nella tecnica classica, se non stilisticamente per le influenze sociali), la ‘tecnica di balletto’ non è cambiata più di tanto, per cui l’esecuzione della maggior parte del repertorio è simile a quello che si vedeva 150 anni fa.
Questo significa che la prestanza fisica ha usurpato la sensibilità musicale, la caratterizzazione espressiva, la drammatizzazione…  L’iper-fisicità (come il fatto di eseguire più pirouettes solo perché il ballerino ci riesce, senza riguardo per la musica o per la storia che viene narrata in danza), ha creato un atletismo da palestra piuttosto che una fluidità riflessiva nei movimenti (dal momento che alcuni insegnano che la musica è da considerarsi un conducente di sfondo, come il motore di una macchina).

Ma la concorrenza sembra fare della danza una serie di effetti visivi, piuttosto che uno strumento che collega gli elementi partecipanti. (Artisti / arte / pubblico / musica / spazio, eccetera…)

 

GESTIRE LA MUSICA NELLA TECNICA DI DANZA

 

Se torniamo ai video di ‘Études’ di Bournonville noteremo che i ballerini non girano “per la musica“, ma piuttosto “dentro” la musica. La conclusione dei tours può essere “fuori musica” a seconda della volontà del coreografo, ma molto raramente consentita nelle lezioni di danza, comunque sia c’è una bella differenza tra il ‘finire delle pirouettes perché il ballerino deve finirle per forza’, e ‘controllare invece i giri completandoli quando si vuole’ (ossia sul conteggio).

 

Ora, ci sono 2 modi di eseguire le pirouette:

 

  1. Partire non appena si è pronti, e poi casualmente vedere cosa succede (la ‘trottola’, come insegnato da Andrew Hardie alla fine degli anni ’50). Questo non ha nulla a che fare con un ballerino musicale.
  2. Avendo 2 conteggi, scegliere di fare 2 pirouette o 4 veloci (in questo caso si usa il ritmo della musica per girare, e sembrerà corretto).Ma c’è anche una differenza tra le pirouette svolte in classe e sul palco.

A lezione un pianista può adattarsi al tempo del ballerino, il che non è necessariamente una cosa positiva perché favorisce l’egocentrismo del danzatore, che non è disposto ad adattarsi. Sul palco un ballerino deve seguire invece il tempo dettato dall’orchestra. Ma torniamo sulla questione principale, che qui era sulla “musica applicata alla tecnica del balletto”, e non viceversa.

 

IDEE PER FORMARE LA MUSICALITA’ DEL BALLERINO

 

Se hai un dispositivo in grado di accelerare e rallentare la musica soprattutto con degli effetti, usala per far eseguire loro una stessa sequenza di passi in modalità diverse. Se non riescono a “sentire” l’impulso, mettere la loro mano sulla parte superiore del pianoforte o davanti un altoparlante con i bassi alzati… Falli fermare quando la musica si ferma, poiché alcuni rispondono in ritardo. Fai usare loro degli strumenti a percussione a lezione e altri oggetti per aiutarli a formare il senso ritmico.

 

Alla fine, ci sono studenti di danza e docenti anche più anziani che non sentono la musica come gli altri, e tutto può essere riportato al “battito costante”. Quindi la musica, in qualsiasi forma, dovrebbe essere insegnata quando gli studenti sono giovani in modo che possano praticare la fisicità nel mantenere un ritmo costante. Chiunque può migliorare, mantenendo un ritmo costante, persino la comprensione della lettura. Così come alcune persone hanno un orecchio più sviluppato per la musica e altre lottano per sentirla allo stesso modo, i ballerini non sono diversi. Danzatori non udenti spesso hanno più musicalità degli udenti, sentendo le vibrazioni attraverso il pavimento. Lottiamo sempre affinché le arti tornino nelle scuole, ciò riguarda tutti i bambini e li educa ad apprezzare l’arte, la danza, la musica e il teatro.

 

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IN ENGLISH

 

 

It seems there are different points of view about the music in the dance field.

(Mine is that there is too much competition between the two or, at least, ‘much ado’ among professionals of both fields about how music should be felt and dealt with, from a dancer’s perspective).

Here are some positions we can discuss in the comments. Do you feel you would agree with any of these following points? No? Why?

 

  • Some affirm that a ‘musical’ dancer is able to follow the music spontaneously without needing to count it after the many rehearsals integrate in his body and soul to the full. A rare skill.

 

  • Some uphold that a fundamental requirement for every dancer is to have at least a rudimentary understanding of music theory. Namely, knowing the difference between different time signatures, following a musical manuscript, possibly understanding various musical forms. Practically, if I had to ask a student to count a waltz, he or she should be able to count a 6/8 beat. And it is not just about the rhythm and its accents: it’s about the feeling of each dance/music form (Tango, Polka, Tarantella, Mazurka, Czardas…). As this has been neglected in several dance schools, music classes in both practice and theory should be absolutely mandatory.

 

  • Another point of view states that there is no such thing as a “musical dancer” or not, since both dance and ballet ARE music. Hence, if the dancer is not a “musical” one, then he’s not a finished dancer. This thesis is supported by the name itself of the American dancers labor union, The “American Guild of Musical Artists

 

  • Others claim that music represents an entirely subjective issue, as in today’s dance world the music often has become a sort of soundtrack in a movie. Talking about its uses, we should also make the difference between using music for class, to teach class, using musical-movement to execute actual technical elements, using music for combinations, for novelties, to “create” choreographic phrases of movement… It seems that now music has become rather a tool than the very inspirational source for dance. And the pianists who accompany the ballet classes are no longer asked to intervene at the same degree of functionality as before, as for the technique. They have been easily replaced by the CD’s, in fact.

 

Therefore, the technique of classical ballet seems no longer based upon musicality, at least not necessarily… This has happened because the dance has acquired a tendency to become more independent as an artform, attributing to itself the same importance of music with its own identity and inner strength. Unfortunately, I’d say, but better, somehow.

 

This happens because the technique of movement, from a sort of intimate conversation has rather become a concept of imposed self-expressions of affectations aiming at “impressing” the audience (no matter who they are). Once called “mugging for the spotlight”, now dramatic impression is the norm… Seriously, every contemporary dance expects some kind of response to a certain crescendo, and obviously this idea is being taught in the classes attended by nowadays dancers.

 

We have to admit, however, that teachers looking for a job at a dance studio today are required to show a piece of choreography.  But choreography has little to do with teaching technique – hence, teaching true musicality… Since if the choreography is “musical”, the dancer will look rather ‘musical’ and won’t serve dance in the first place! Have you ever thought about it from this perspective?

 

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Think about class pianists accompanying technique classes as music teachers. They are great in the measure that they play the combination as the teacher wants, not simply matching counts, tempo and feeling. It’s not about juxtaposition of both the art forms, rather than their merging. Dance and music are not ’collaborating’ anymore, they are now almost ‘competing’. That’s why the music for each combination should not just match counts, tempo and feeling but also add another dimension, where the music actually activates both the combination’s focus on technique AND artistry of expression.

 

What would we say about what ‘musical dancers’ are, and are not? All seems to be reduced to the causes and effects of what hangs on the breath between &-a-1!

 

The difficult side of dance is this: the music created by a dancer is visual, keeping him from being a “musician” in himself. But, dancers are musical artists. So, a dancer struggles to “dance on the music” and also with dance technique: it is all one art form. So he/she is working towards developing a talent that isn’t innate or natural in any way, and needs to deepen a commitment to study. Otherwise, he/she is not been taught correctly… Which is usually the case, unfortunately.

In most stage productions, ballets and dances are set on very specific choreographies and musical scores. The choreography, like a musical score, is repeatable, but only with coaching there can be the right flexibility. The ballet master, répétiteur or maitre may help with subjective personal interpretation but this shall be aligned to the original intent of the choreographer. Otherwise, the dancer’s interpretation will fall within the choreographic expectations of the evolving culture within society.

 

We could assert that “musicality” is a parameter as the fact that all dance is an art form that requires time as the element of its fullest expression. We could re-define “music and dance” as “music of listening and music of seeing”.

 

So, an unmusical dancer is incomplete. These days, a dancer with little natural understanding of music and rhythm will not be hired or stay hired in a professional company. Seeing the current levels of professionalism and the worldwide dance standards, it follows that the dancer must be a fully trained musical artist.

 

However, the dancer must understand and be trained in the other arts as well.

 

Ballet and dance encompass four art forms:

 

dance is an art form of its own, based on movement.

– it is a musical art form, with rhythm, pitch, dynamics.

– it is a dramatic art form requiring acting and dramatic ability to be communicative, regardless of abstractions or plots.
– it is a visual art form, requiring an aesthetic sense and taste for the scenery, composition and design.

 

Therefore, if a dancer is not trained in these, s/he is not a finished one.

 

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“Musical dancer” is more a popular expression in the ballet world, not really belonging that much to the music one. But even if for some dance operators it’s difficult to accept it – as nowadays the dance and ballet technique is mainly focused to impress audience with exasperated virtuosity – it would be necessary to generate dancers with a good musical knowledge.

 

A series of steps done within a gavotte, waltz, or march, should look different than the same steps done to/within a polonaise – the problem is that, in today’s so-called “training” nearly everything ends up to be just about the amount of steps and their strength. Namely, they don’t consider the musicality like a technical quality.

 

It is also true that interpretation is about maturity, insight and life experience. Nowadays many teachers present musicality as a too early interpretation, before students have any concept of real life-experience, or they allow raw hormonal expression without any subtleness of character and communication of thought, and/or they teach musical juxtaposition before the student comprehends consistency, and phrasing…

 

Also, while our knowledge of the biomechanics seems to have improved the essence of “the dancing” (in Classical technique, other than stylistically upon social influences), ‘ballet technique’ has not “changed a lot” worldwide, so the execution of most things is similar to what was done 150yrs ago.

 

This means that physical prowess has usurped things like musical sensitivity, expressive characterization, dramatization… Hyper-physicality (as in doing more turns just because the dancer can regardless for the music or the story of what is being danced), has created gym-style-athleticism rather than fluidity and thoughtfulness, since some teach that music is to be considered the background driver, like the engine in a car.

Competition seems to be making dance about visual affect, rather than participatory connections (artist/art/audience/music/space etc….)

 

 

MASTER THE MUSIC IN THE DANCE TECHNIQUE

 

If you see the videos of Bournonville dancers in ‘Études’ – they do not turn “to the music“, rather “within” the music. Finishing of tours can be “off the music” depending upon the choreographer’s intent, but very seldom allowed in dance class. However, there is a big difference between ‘finishing a turn because the dancer must’ versus ‘being “on-top” of the turn and completing it when the dancer wishes’ (on the count).

 

Now, there are 2 ways of doing pirouettes:

 

    • Just starting as soon as you feel ready, and then casually see what happens (we call this spinning, like a sporty achievement, as taught by Andrew Hardie in the late 50ies). This has nothing to do with a musical dancer.
    • If you have 2 counts, choosing to do 2 pirouettes, or 4 fast ones (in this case you’re using the rhythm of the music to turn, and it will look correct).

There’s also a difference between pirouettes done in class and on stage.

In class a pianist may adapt the tempo to the dancer, which is not necessarily a good thing as the dancer becomes egocentric and is not willing to adapt. On stage a dancer must follow the tempo dictated by the orchestra. But let’s get back to the original question about “Music applied to ballet technique”, and not viceversa.

 

 

IDEAS TO TRAIN THE DANCER’S MUSICALITY

 

If you have a machine that can speed up and slow down especially if using effort/shape modalities, use it to train them with a same sequence of steps. I they cannot “hear” the beat, place their hand on the top of the piano or before a speaker with the base turned up… Have students stop when the music stops, as some of them have delayed motor responses… Have children use percussion instruments in class and other items to help them have a good ear training.

 

In the end, there are dance students and ever older teachers that basically do not hear music as others do, and it all comes about the “steady beat“. So, music, in whatever form, should be taught when the students are young so that they can practice the physicality of keeping a steady beat. Anyone can improve by keeping the steady beat, even reading comprehension. Just as some people have a better ear for music and some struggle, dancers are the same. I happens that deaf and hard of hearing students have more musicality than the hearing ones, feeling the vibrations through the floor. Getting the arts back in schools pertains to the whole child and educates them to appreciate art, dance, music, and the theatre.

 

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