Interviste

02.05.2013

 

Max Black,  pluristrumentista, paroliere, scrittore, compositore e musicista, è anche uno studioso che si interessa di tutto ciò che riguarda la mente umana. Ha voluto pormi diverse domande riguardo la danza vista e vissuta ‘da dentro’, ed ecco cosa ho risposto ‘a bruciapelo’.

 

MAX – Ciao Alessandra, vorrei farti due domande.

La prima: ballerine e ballerini percepiscono il proprio corpo diversamente da chi fa altro?
La seconda: le ballerine in genere si innamorano e stanno con persone che fanno le stesse cose?

ALE – Ciao Max, ecco cosa penso di quello che mi chiedi.

1. sì
2. non sempre, dipende da caso a caso… ad esempio io piaccio a chi piaccio 🙂 e amo guardare il cuore delle persone al di là di quello che fanno. Non ho avuto sempre buoni rapporti con i ballerini, invece mi sono trovata ogni volta molto bene fra i musicisti.
MAX – grazie per le risposte… posso approfittare per ulteriori chiarimenti?
ALE – vada vada…

MAX – Ok… allora,

(1) questa percezione di sé… è qualcosa che incide a livello della personalità? vi è un qualcosa in un ballerino/a per cui io potrei notarlo? è solo uno stare bene col proprio corpo o c’è dell’altro?

(2) per quale ragione sono difficili i rapporti tra ballerine e ballerini?

ALE – 1a. anche

1b. sì, facilmente te ne accorgi perché noi ci adattiamo a posture e movimenti ‘strani’ e impopolari che diventano parte di noi senza che ce ne accorgiamo… come allacciarsi le scarpe piegandosi in due e credere che sia normale
1c. io la definirei più una sofferenza, dato che proviene da un profondo e accurato lavoro di cesello… la soddisfazione proviene dalla profondità del lavoro che si svolge, ma richiede anche il sangue

2. i ballerini maschi generalmente sono piuttosto narcisisti o hanno tendenze omosessuali, oppure ne approfittano per provarci un po’ con tutte… per cui una ballerina dovrebbe accettare quei ‘gusti’ o far la fila tra le tante… Ecco perché preferisco avere a che fare con i musicisti 😉 i quali hanno una sensibilità spiccata, molto da condividere e sono generalmente meno ‘vanesi’… Parlo per esperienza personale.

 

MAX – ok… riguardo alla prima domanda… ‘anche’ in che senso?

vorrei sapere questo: la danza, è tale anche senza musica e coreografia o cambia qualcosa?

2. beh, se un ballerino si innamora… non segue come tutti i dettami classici del rapporto a due?

 

ALE – 1a. io da fuori un danzatore lo percepisco diverso dagli altri esseri umani (anche da dentro comunque, avendo vissuto l’esperienza). Ma da fuori vedo che i danzatori hanno una consapevolezza diversa e maggiore del loro corpo, conoscono i loro limiti e potenziali e si nutrono di questo.

la danza è tale di per sé anche senza musica. La musica crea valore aggiunto e si amalgama con la danza potenziandone a dismisura gli effetti, ma le arti vivono bene anche separate.
2. se si innamora di un altro danzatore (è possibile, già successo) si vive sulla scena, quindi una vita dedicata alla danza comunque. Se si innamora di qualcuno che fa tutt’altro, o si adatta e cambia vita, o fa adattare il partner, ma la fusione non è per nulla scontata dato lo stile di vita particolare del danzatore

MAX – ok. quindi potrei assistere a un balletto in totale silenzio…. su cosa mi dovrei concentrare?

ALE – sul messaggio, sull’aspetto tecnico, ritmico, coreografico, interpretativo… la musica è un elemento fortissimo ma non è tutto, anzi.. la forza maggiore dovrebbe determinarla il danzatore ancor più che il musicista

MAX – ok, e a me che non sono un danzatore… quale esperienza umana fondamentale mi viene a mancare?

ALE – A te che non sei danzatore, manca un dono. Che può essere sviluppato in mille modi e forme, ma in definitiva è qualcosa di innato che porta gioia malgrado la dedicazione allo studio, e che solo provandolo si può descrivere. Manca quella sfaccettatura della sensibilità artistica che coinvolge tutto, spirito anima cuore corpo. Ma forse la capacità di apprezzare una danza ce l’hai, non essendo stato ‘modellato’ dalla danza stessa

 

MAX – Interessante….. sei tu nella foto della copertina?_

Per fare un esempio; qual è il messaggio di quella foto?

 

ALE – La musica è un elemento fortissimo ma non è tutto, anzi… la forza maggiore dovrebbe determinarla il danzatore ancor più che il musicista.

 

MAX – … e i musicisti che dicono? Sono d’accordo?

ALE – Certo che sono d’accordo. Non travalicheranno mai il lavoro de colleghi danzatori, che ha un ruolo espressivo più impattante, destinato ad avere maggior forza grazie anche all’aspetto visivo ed emozionale. Se c’è buon feeling, musicisti e danzatori sono felici di cooperare al fine dello spettacolo. La musica è già un elemento completo e portante senza la danza, ma la danza vi aggiunge un altro valore completo. La foto ci rappresenta in un episodio dello passo a due della Carmen di Bizet.

MAX – E in quella precisa posa il messaggio qual è?

ALE – Questo dovresti chiederlo al coreografo, Roland Petit 🙂 che però è morto di recente purtroppo…

Forse potrebbero risponderti i maitre de ballet e gli artisti che avendo lavorato sempre a stretto contatto con lui conoscono l’intenzione dietro a ogni passo…

MAX – Io sono dell’opinione, per fare un esempio,  che Mozart non la pensasse affatto così… E non lo dico io, lo diceva lui!!!

certo che sì, ma a me interessa la tua intenzione….

ALE – Mozart non ha mai scritto balletti infatti, la sua musica è più che sufficiente a riempire ogni spazio espressivo, è completa e meravigliosa. Questo non vuol dire che coreografi del calibro di Jiri Kylian non si siano sbizzarriti con le coreografie più geniali sulle sue musiche, e che non abbiano saputo tirare fuori il meglio da tutto e da tutti 🙂

la mia intenzione personale? goduria!!!! divertimento allo stato puro! sensazionalismo! vivo in un pianeta mio! se mi chiedi cosa provo mentre eseguo un passo a due, ti dico solo: aspetta che finisca di pensare ai meandri tecnici, che poi arriva lo sballo…. 😀 sono esageratissima!!! e quindi non sarei troppo ‘attendibile’. Però fidati che sono genuina e trasparente, quello sì

MAX – capperi! ed è una cosa generalizzata? Quando dici che mozart non ha mai scritto balletti….intendi la  rappresentazione coreografica ?

ALE – direi di sì. il bello è che non si dà a vedere, ma è praticamente un orgasmo mascherato da balletto ‘per bene’

Su mozart? no intendo che non mi risulta abbia mai composto brani musicali finalizzati alle coreografie… solo all’opera al limite
MAX – capperi! diciamo un altro mondo? trascendenza di sé?

ALE – anche di più… smaterializzazione! in realtà si è ben consci e presenti, ma quello che un danzatore vive interiormente è un’implosione, un desiderio ardente, incontenibile, indescrivibile e incomprensibile per chi non ama non comprende, non conosce o non apprezza quest’arte

MAX – interessante…..beh almeno nn lo leggo sui testi, questa volta me lo dice una persona….

ALE – in particolare io sono una persona molto appassionata e romantica, per cui porto in me questi sentimenti all’esasperazione tendenzialmente in OGNI cosa, è l’essenza della mia vita. Dall’amore per l’arte, essi hanno poi contagiato tutto. L’invidia fra i danzatori secolari esiste perché ciascuno prova sentimenti simili, e vorrebbe avere l’esclusiva di una certa rappresentazione per poter viverli… troppo spesso si nascondono, a mio avviso, ma in realtà si esplode con il cuore anche solo immaginando di eseguire un dato brano ballettistico

ALE – su Mozart mi sarà sfuggito qualcosa… io lo amo moltissimo e ho danzato parecchio sulla sua musica fin da piccola. ma allora qui sei tu che dovresti dirmi, se sai di più, com’è la storia fra mozart che non vuole che il balletto prevalga e le composizioni ballettistiche che ha creato…

MAX – il tuo modo di descrivere….mi suggerisce quello dell’innamorato con la sua amata…..

ALE – la danza vera È amore… è dedizione totale, incondizionata, assoluta… o sarà forse che senza amore io non posso vivere??

MAX – ma daiiii…..a me sembra di essere un tantinello fuori di testa….immagino che le mie domande siano <strane>….
della danza in termini tecnici non so’ nulla…..
però mi interessa sapere cosa pensa chi danza…questo sì!

ALE – in termini tecnici, si ragiona solo con chi è del settore, in un altro modo con altri obiettivi. Poi sinceramente a dirla tutta preferisco parlare di questi aspetti della danza che di quelli tecnici… Le tue mi sembrano domande profonde e sensate, interessanti e anzi, che bello che finalmente qualcuno se le ponga… anzi che le abbia poste proprio a me!!

MAX – <<la danza vera È amore..>>se guardo un balletto…..

ciò che vedo è una rappresentazione dell’eros?

ALE – <<anzi, che bello che finalmente qualcuno se le ponga… anzi che le abbia poste proprio a me!!>>

MAX – perché?
ALE – Parlo di amore agape, non fileo, storge o eros… parlo di danza come sacrificio, decisione e dono del sé. Anche se nel mondo secolare ormai si rappresenta di tutto, pervertendo il proposito originario di Dio nel creare la danza, come forma di lode alla sua gloria.
Perché per me cmq è un privilegio condividere quello che sento, purché dall’altra parte non vi siano schernitori

MAX – ti dirò…..spesso guardo il bolshoi ballet nel passo a quattro….. non so come mai.  ma  non riesce a stufarmi…..posso rivederlo 200 volte a giorno e mi non mi stanca affatto….quando lo guardo mi dico:____cazzarola nn è possibile!!! mi sorprende come se non lo avessi mai visto…. sì, penso questo….

 

ALE – bello, ma parli dei cignetti? che passo a 4? amo il bolshoi ma credo che se tu avessi modo di vedere produzioni di altro genere con altre troupe anche 200 volte al giorno non ti basterebbero

MAX – scusa, ti ho tenuta sveglia… al

mio solito, rendo le persone insonni!! ok, ciao!
alla prossima…..

ALE – a quando vuoi… notte a te 🙂 a presto e grazie…

MAX – mi piacerebbe vedere qualche link….dove danzano due ballerini che sono innamorati l’uno dell’altro….conosci qualche caso che potrei guardare?

ALE – sì, devi cercare Maximova e Vassiliev, la coppia di danzatori in scena e nella vita. Esemplare il Romeo & Giulietta di Berlioz, è un’interpretazione fantastica, ma puoi sicuraente trovare anche Spartacus, Giselle e tanti altri titoli del repertorio classico

MAX – qual è il modo con cui la danza rivoluziona il mondo?

pensavo……come sai… i pittori hanno un rapporto diretto con la loro arte….manipolano i colori, toccano la tela e i pennelli..maneggiano spatole e spesso usano anche le dita…… poi a un dato momento si allontanano dal quadro….per vederlo da un’altra prospettiva….
introducono l’elemento della distanza…..esiste qualcosa di analogo nella danza?

ALE – sì, il coreografo le pensa tutte… comunque è talmente bella sta intervista che la manderò a tutta la mia mailing list e faccio pubblicità anche a te 😛

 mi vien da ridere.. i danzatori pur avendo abilità espressive non è detto che sappiano sempre esprimere a parole concetti profondi sul significato reale della danza.. si tende di più a viverla che a descriverla

MAX – beh….questo è innegabile…..interrogare una ballerina potrebbe nn bastare…….grrrrrrrrrrrrrr

MAX – +Alessandra Bedin  talmente bella? ma sul serio?

ora rido io……
ALE – beh non capita spesso di parlare in questi termini della danza con chi sente la causa in modo così profondo.
E poi considera che nonostante la pratica continua, c’è ancora parecchia ignoranza sulla danza e sul mondo, sulla vita… c’è sproporzione fra l’esercizio quotidiano (utile ma vuoto) e a vita che arricchisce la danza di tutti i suoi aspetti, legati alla cultura, alla natura, alla storia, alla società etc

MAX – nn credo che l’esercizio quotidiano sia vuoto…..

ALE – certo, dipende da come lo vedi e da come lo si vive. Meglio sempre ‘danzarlo’ come se fosse pieno. Ma se uno vive in sala di danza tutto il giorno, quanto tempo ha per sperimentare la vita e arricchire la danza del proprio vissuto?

MAX – un professionista quante ore dedica ogni giorno dell’anno?

ALE – dalle 6 alle 10-12 ore se è sotto spettacoli. Potrebbe danzare in 300 spettacoli all’anno (così faceva Nurejev)

MAX – Rispondi

uhmmhmhmhm……nn è mica poco….

ALE – per quello, occorre integrare con esperienze al di fuori dell’aula di danza che servano ad arricchire espressivamente l’interpretazione dell’artista. I miei prof ci esortavano a leggere di tutto, ad esempio.

MAX- 10-12 ore….danzi e dormi….nn fai altro…

ALE – più o meno… è una vita totalmente votata alla causa della perfezione e dei risultati. Questo è uno dei motivi per cui ho accettato di rispondere alla mia vocazione nella danza cristiana, dove c’è un equilibrio maggiore. Ma qui non si aprirebbe una parentesi da poco

MAX – ok___vedo che tu hai più risposte delle mie domande…

e questo è un bene ….ciao!
ALE – non ho grandi pretese, ma mi piace dibattere… a presto!!
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INTERVISTA ad Alessandra Bedin da parte della giovane scrittrice siciliana Lilia Ricca, laureata in Scienze della Comunicazione per le Culture e le Arti. Lilia si occupa di approfondire il tema sull’arte e la spiritualità, ha collaborato per il giornale cristiano 301 Avenue e come addetto stampa ad eventi artistico culturali.

L – Come nasce la tua esperienza nella danza?

A – Credo che nella Sua prescienza Dio avesse già stabilito che ruolo dovessi ricoprire in questo tempo e in questo luogo, relativamente al Suo disegno da un punto di vista profetico ed evangelistico. Era forse il 1986 quando iniziai a muovere i primi passi, non perché lo sentissi o volessi, io non ho avuto una coscienza definita di me stessa nella danza fino a circa 8-9 anni, quando iniziai a lasciarmi ispirare dai balletti di repertorio e scoprii che quel mondo meraviglioso sarebbe in qualche modo dovuto diventare il mio.

A dire il vero, però, l’impulso principe fu sempre la musica, di cui in famiglia assorbivo un sacco di input diversi. Purtroppo arrivai a studiarla più tardi, anche se fin da piccola adoravo mettermi a strimpellare qualunque cosa girasse per la casa o per la scuola (tastiere, pianoforti, chitarre, bonghi, armoniche) e questa passione finora mi è rimasta, anzi è cresciuta: tuttora amo imparare, ascoltare, suonare, condividere l’impulso che ha originato la danza in me, la quale poi si è sviluppata in una direzione tutta sua.

La cosa che però mi ha sempre dato fastidio, era un modo di fare comune nel mondo secolare della danza, che tendeva a renderla indipendente dalla musica in quanto arte a sé stante. Ma a mio avviso essa non dovrebbe accettare un ruolo subalterno. Dovrebbe collaborare per esplodere ASSIEME alla musica, dettaglio che però sembra passare inosservato per chi lavora solo sulla tecnica di danza (e magari è fuori musica), e che me la rende insopportabile, quando invece è proprio perché hai la musica nel cuore che la danza nasce, si crea e prende forma. Fin dagli inizi, le mie idee coreografiche non sono mai partite solo da un messaggio, ma dalle emozioni che provavo quando ascoltavo dei pezzi musicali e degli autori specifici. Ho sempre selezionato spietatamente, e seguito innanzitutto le emozioni che provo con la musica. Il risultato? Finora, i migliori applausi in mezzo alle rappresentazioni, complimenti per la scelta dei testi musicali e persone toccate dalle idee combinate NELLA musica, e non A PRESCINDERE dalla musica.

Quindi, definire la mia un’esperienza con la danza e basta è per me motivo di pura sofferenza, perché senza la musica essa perde ogni colore e ogni piacevolezza… perde la sostanza stessa su cui si fonda.

Mi piace definirla un’esperienza completa solo alla luce di quello che la musica mi trasmette. E più lascio spazio alla musica prima di tutto (non alla danza, ma alla musica!), più la mia danza si trasforma realmente in qualcosa di sensato. Presa da sola, rimane avvilente, o pura tecnica e teoria, e non so neppure se arrivi davvero a impattare un pubblico ad alcun livello. Mi sento bene solo se riesco a definire la mia esperienza in quest’ottica di fusione a priori, altrimenti la danza è scomoda e dura, operando già in un ambiente piuttosto ostico e distaccato, spesso difficile. Laddove la danza tende a dividere, la musica aiuta ad unire. E se chi opera nella danza comprende questo dal di dentro, la creazione artistica acquisisce potenza, e non si depotenzia. Proprio il contrario di quel che succede focalizzandoci invece sulla pura danza. Può essere molto bella, ma è depotenziata. Le varie forme d’arte sono state create a mio avviso per lavorare bene insieme, e io sono sempre stata una grande sostenitrice della fusione di canto-danza-musica-pittura-poesia-recitazione-fotografia e di tutto quello che l’esperienza dell’impatto artistico può suggerire, a supporto del messaggio che si vuole trasmettere.

Sono felice di potermi definire non soltanto una ballerina, ma qualcosa di diverso o di più di una semplice operatrice nella danza, forse non etichettabile (meglio così), e forse mi sarei lasciata incantare da leggende come Isadora Duncan, anche se a me è bastato l’impatto vivente con Madame Rosella Hightower. La sua libertà nella danza andava ben al di là della danza stessa, pur senza rinunciare alle sue varie tecniche eseguite con eccellenza.

L – Cosa diresti a dei giovani danzatori o a chi si approccia per la prima volta a quest’arte?

A – Dipende da che motivazione nasce. Se è una spinta dall’esterno, non credo duri a lungo, dato che è una disciplina durissima. Ma potrebbe anche gettare un buon seme e diventare una passione che cresce nel tempo. Chi la sente come la propria passione, deve comprendere che la danza esige una devozione tutta particolare, e che ci si deve attenere a una vita piena di sacrifici, non soltanto di soddisfazioni. Le mezze misure non esistono, le posizioni di comodo nemmeno. O danzi, o non danzi. E se danzi, devi dare il 110% di te stesso, se no è ‘fake’, stai accennando, non sei convinto dal profondo. E se non sei convinto, meglio prendere un’altra strada. La danza si potrebbe paragonare al servizio militare. E’ un’ottima formazione, ma non ammette trasgressioni alle regole. Chi danza davvero è prima di tutto sempre serio nel proprio lavoro: non verrebbe mai meno alla fedeltà verso la danza.

Chi decide di farne la propria vita, si prepari a una vita di privazioni: dal cibo, alle amicizie, al tempo per lo svago. La danza richiede un focus assoluto verso se stessa. Se non si è pronti a tutto questo, meglio un percorso amatoriale o dove ci si distrae, prerogativa assoluta di questi ultimi tempi, in cui è quasi impossibile riuscire a focalizzarsi abbastanza in qualcosa che poi diventi passione e mestiere.

Chi volesse approcciarsi alla danza dal punto di vista cristiano, è necessario prima di tutto che legga e mediti la Bibbia e studi le fondamenta bibliche a supporto della danza come creazione divina, e della volontà di Dio per essa e per l’individuo in primis. Come questa danza poi si esprimerà, sarà tutto da vedere, ma in ogni caso quest’ultimo rimane – paradossalmente – un aspetto secondario. Si parte dal cuore, non dai piedi. Si danza con un’intenzione e un obiettivo precisi e con tutto se stessi, non con il corpo e con l’anima solo per esibirsi. Anche se una tecnica eccellente non può che onorare un Dio eccellente.

L – Si può arrivare al successo, alla notorietà, all’instaurare rilevanti rapporti di lavoro mediante l’uso della preghiera? In che modo?

A – La preghiera apre ogni porta se a pregarla è una persona ‘giusta’, ossia ‘giustificata’ da Dio, e supportata da una misura di autentica fede, la quale chiede fiduciosa ciò che già sa che Dio risponderebbe, e sa aspettare con gratitudine e fiducia la risposta migliore, perfetta o divina – qualunque essa sia – proprio perché si allinea al Suo cuore. Credo che per arrivare a tanto occorra conservare un cuore umile e assieme consapevole della propria figliolanza e dipendenza da Dio. E’ sicuramente possibile e abbiamo diversi esempi davanti a noi di persone di successo cristiane. Anzi, proprio perché sono cristiane sono di successo, solo che la loro fede viene scoperta magari per ‘caso’ in un secondo momento.

Tuttavia, la preghiera non è un modo per strumentalizzare Dio per i propri fini. Le migliori opportunità capitano a chi non le chiede esplicitamente, ma nel proprio cuore desidera fare la volontà di Dio ad ogni costo. E’ lì che il Signore opera per aprire ogni porta e barriera umanamente invalicabile.

Ecco perché rimango sempre fermamente convinta che l’UNICA Persona spirituale in grado di commuoverci veramente sia sempre e solo Lui: poiché ci conosce meglio di noi stessi, sa anche come rispondere al desiderio del nostro cuore prima che sia formulato. A volte, rispondendoci in modi diversi da come abbiamo chiesto, ma in modo nettamente migliore di quanto avessimo mai immaginato. E tutto questo è biblico.

L – Sei una credente. Leggiamo dai tuoi scritti che vivi l’esperienza cristiana avendola approfondita, e riportata all’interno della danza. Ne hai colto un connotato spirituale, celebrativo e la capacità che essa possiede di mettere in connessione l’uomo con Dio. Potresti spiegare in che modo questo è avvenuto e se avviene costantemente attraverso quali presupposti?

A – In realtà, pur avendo danzato per una vita e avendo a un certo punto incontrato Gesù (o forse è meglio dire che Lui ha incontrato me), io non sapevo minimamente che esistesse una danza spirituale che onorasse Dio. Nel momento in cui l’ho scoperto, per ‘caso’, è come se avessi realizzato di essere in un deserto in cerca di acqua da anni. Con quell’attitudine, ho cercato, cercato, cercato… e ho trovato. Tutto quello che volevo, e molto di più. Relazione, adorazione, guarigione, comunione, potenza, gioia, impatto. Auguro a chiunque di arrivare e di conservar quel tipo di sete, perché incontrerà un oceano di acque dolci e ricche di benedizioni.

Quello che so sulla Sua danza me l’ha insegnato Lui, il Suo Spirito, attraverso i Suoi servi. Certo, la danza ha la capacità di raggiungere e unire cuori da ovunque, Dio sa perché l’ha creata. Ma è altresì vero che PRIMA ho scoperto un Cristo che non conoscevo. Molto dopo soltanto, ho avuto il piacere e l’onore di servire Dio nella danza.

L – Ultima domanda:

L’arte necessita di essere rivalutata in Italia? Perché? In che modo può esserlo?

A – Da un punto di vista sociale l’arte è stata lasciata al degrado: in Italia non sappiamo gestirla – quando invece potremmo vivere solo d’arte e turismo – ma questi sono gli aspetti che ben conosciamo di un Paese malfunzionante in ogni area, da quella politica, economica, sanitaria… Per cui l’arte, di cui l’Italia dovrebbe essere riferimento primario nel mondo, finisce per un assurdo paradosso a ritrovarsi come fanalino di coda.

Se è vero che ‘la bellezza salverà il mondo’ come diceva Dostoevskij, allora c’è bisogno di rifondarlo a partire da un’arte che sia motivata dal cuore e supportata dalla storia, e in questo il Cristianesimo è eccellente, essendo assieme vero, bello, storico e spirituale, e portando speranza e un senso reale in ogni cosa che facciamo.

Le persone dovrebbero ‘solo’ rimuovere filtri di una vita e rivalutare Cristo con nuovi occhi per Chi Lui è, e lasciarLo parlare ai cuori di ciascuno ammettendo per almeno cinque minuti che possa aver ragione sulla reale situazione dell’uomo davanti a Dio, e quindi sull’arte.

L’uomo e l’arte sono inseparabili, ma non tanto e non solo perché il primo crea la seconda nel naturale. Essi dal punto di vista di Dio sono inseparabili perché non può esistere un’arte cristiana senza che prima sia stato rigenerato e restaurato un uomo, potenziale creatore dell’arte, dall’intervento dello Spirito di Dio.

Se la conoscenza della verità ci rende liberi, è necessario che si riportino le coscienze a vedere l’arte con occhi nuovi, per quanto possa essere stata secolarizzata. Cristo ci fa vedere ogni cosa con occhi nuovi, dal suo punto di vista ogni ambito dello scibile prende forma, senso e sostanza, e si comprende meglio. Quello che prima sfuggiva, poi torna ad essere comprensibile. Lì è più facile anche comunicare, perché si ristabilisce un contatto che prima non c’era. La funzione dell’arte è agevolare questo tipo di comunicazione: se Dio vi risiede, tutto cambia. Ma deve prima venire Lui ad abitare in noi.

Questa è un’esperienza spirituale personale che difficilmente può essere impartita nelle scuole. Ma a noi viene richiesto di seminare costantemente i concetti di Dio, ovunque, laddove il Suo Spirito ci sospinga. E’ poi Suo il compito di far crescere il frutto a suo tempo.

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